Il cibo

Per ogni gatto, il tempo non è scandito dal ciclo delle stagioni o dal più semplice alternarsi della notte e del giorno. I gatti dividono il loro tempo in due diversi spazi temporali;
-La fase lunga detta periodo pre-pasto. Da dedicare ad un’impaziente attesa del momento in cui la sua ciotola verrà riempita di cibo.
-La fase breve detta periodo pasto. Intervallo di tempo che occupa i pochi minuti necessari a svuotare la stessa.
Questa bizzarra suddivisione del tempo ha creato una complessa forma di conteggio del tempo.
A questo proposito vorrei riportare alcuni brani presi dalla relazione  “Lessico e comunicabilità felina” del professor Erik Wildekatze, ricercatore presso l’istituto di felinologia di Amburgo. Wildekatze si è fatto rinchiudere in una gabbia di otto metri per otto in compagnia di ventisette gatti a pelo corto. Per quindici mesi è rimasto nascosto dietro ad una poltrona, cercando di decifrare i miagoli dei suoi compagni di cella. Quando finalmente l’esperimento ebbe fine, il professore uscì dalla gabbia con una lunga barba, alcuni graffi, parecchie pulci e la convinzione di essere in grado di tradurre il linguaggio felino. Da questa eccezionale avventura è nato anche un commovente romanzo, “Croccantini per due”. Dove Wildkatze racconta, con struggente passione, l’amore che lo ha travolto per un bell’esemplare di gatta certosina (attuale compagna di vita del professore). Il Romanzo ha recentemente ispirato anche un’omonima riduzione cinematografica.
Ma torniamo al testo che ci interessa, ovvero “Lessico e comunicabilità felina”. All’interno del capitolo dedicato agli esempi di comunicazione tra gatti, possiamo trovare alcuni frammenti di conversazioni riguardanti la percezione del tempo. In un dialogo tra felini, un gatto ricordava un fatto avvenuto durante la sua infanzia, dicendo: “La prima volta che sono stato inseguito da un cagnaccio, avevo solo cinquecento pasti.” Oppure in un’altra conversazione, un soriano rispondeva ad una domanda relativa alla sua età, affermando: “Sono piuttosto vecchio, ho appena compiuto il mio settemilatrecentesimo pasto.”
Ma come possiamo confrontare il sistema di misurazione del tempo felino con quello umano? Supponiamo, ad esempio, che un gatto consumi abitualmente due pasti al giorno. Visto che si ostina a mangiare tutti i giorni, possiamo supporre che nell’arco un anno avrà consumato settecentotrenta pasti. In questo caso un periodo di tempo che per noi umani corrisponde a cinque anni, per il suddetto gatto equivarrà a tremilaseicentocinquanta pasti. Questo almeno in teoria. Perché nella realtà, capita molto raramente che un gatto mangi tutti i giorni con la stessa frequenza giornaliera. Questo rende molto impreciso il paragone con il nostro sistema temporale. Per non parlare poi delle diversità di senso del tempo tra gli stessi felini. Prendiamo due gatti che siano nati lo stesso giorno. Il primo pranzerà tre volte al giorno, mentre il secondo consumerà solo un pasto quotidiano. Dopo qualche anno avranno parecchie migliaia di pasti di differenza, e il primo sarà convinto di essere in vita da molto più tempo del secondo.
Ma torniamo al cibo. Questa digressione era la necessaria premessa per poter rendere esplicita la centralità del pasto nella vita dei gatti.
Un altro elemento da non dimenticare è che i gatti non hanno nessun istinto salutistico, la loro filosofia della nutrizione e fondata su due convinzioni. La prima è che i cibi che voi mangiate sono sempre e comunque più appetitosi di quelli che propinate a loro.
La seconda convinzione è che, tra le confezioni per gatti, le più appetitose sono, in ogni caso, quelle più care.
Perciò, cari neofiti dell’allevamento dei gatti, se vi sembra che il vostro gatto non mangi con il necessario appetito, e non riuscite a sopportare l’idea che la vostra creatura non finisca la sua quotidiana porzione di cibo. Guardatevi bene dal comprare una marca meno economica di bocconcini. Perché prima che ve ne rendiate conto, sarete caduti nel silenzioso ricatto del caro micino e ben presto vi ritroverete a sacrificare il vostro modesto stipendio in costosissimi tagli di prima scelta di salmone affumicato, da sacrificare nella ciotola di Felix.

Il fuggigatto

Noto anche come “il gatto di Papillon”, il fuggigatto è un gatto perennemente occupato a cercare fantasiosi e acrobatici modi per evadere dalla vostra casa.
Rassegnatevi quindi al fatto che scaverà di nascosto e per mesi lunghi tunnel dal soggiorno di casa fino al limite della staccionata del giardino. I punti di accesso alle gallerie sono abilmente camuffati. Nascosti da finti caloriferi, che non ricorderete d’aver mai installato, o da pannelli di cartone dipinti minuziosamente dello stesso colore o con lo stesso motivo delle pareti della stanza. Lui spierà e annoterà metodicamente tutti i vostri spostamenti e orari alla ricerca di schemi ripetitivi e falle nella sicurezza.
Come sapere se il vostro gatto è impegnato nello scavo? Controllate il suo pelo con una lente e troverete microscopiche tracce di terra, oppure accertatevi se manca all’appello uno dei vostri cucchiai o altri piccoli attrezzi adatti a scavare.
L’uso di gallerie di fuga è solo una delle varie tecniche usate dal fuggigatto. Lui è anche abilissimo nell’arrampicata libera delle reti di recinzioni, nel salto con l’asta dei muri di cinta, nel travestirsi da sacco della spazzature, da cespuglio, da postino, nel trovare spazi angusti sotto la vostra auto dove nascondersi per farsi trasportare a chilometri di distanza.
Perché fugge il fuggigatto? Non c’è un vero motivo. Non si trova male in famiglia. È che si annoia con facilità e si diverte organizzando fughe complesse e spettacolari.
Una volta che uno dei suoi piani di fuga ha successo, la famiglia adottiva viene presa dal panico e si mobilita in estenuanti ricerche e volantinaggi per ritrovare il gatto fuggiasco. In genere non riesce a ritrovarlo per alcuni giorni. Ma il fuggigatto ama, sì, l’ebrezza della fuga ma non disprezza pasti regolari e una casa ben riscaldata. Per cui farà in modo di incrociare la vostra strada in situazioni che vi sembreranno casuali o assolutamente eccezionali, ma che sono invece minuziosamente pianificate.
Quando lo riporterete a casa il gatto avrà un’espressione di fiera sfida dipinta sul muso e si chiuderà da solo in isolamento nel sottoscala o nello sgabuzzino, come uno Stewe McQueen felino, a far rimbalzare una palla contro la parete e a progettare nuove fughe.
Come comportarsi col fuggigato? Lasciatelo fare. Non fatevi prendere dal panico quando scappa. Lui saprà farsi ritrovare. L’unica attenzione che potreste avere è di fingervi stupiti e soddisfatti per la cattura. Lui ne sarà segretamente appagato.

Il maledugatto (o gatto della catena di Sant’Antonio)

Questo gatto deve il suo soprannome alla sua capacità di cambiare famiglia adottiva con una frequenza quasi settimanale. Non perché sia particolarmente esigente, lui è un tipo che si adatta abbastanza facilmente ai ritmi della famiglia. Invece è proprio quest’ultima che non riesce ad adattarsi a lui. Perché? Perché è un gatto maleducato, anzi un maledugatto.
Certo, nessuno si aspetta da un felino modi da maggiordomo inglese. Questo gatto però riesce ad essere una tale fucina di scortesie, da riuscire, in meno di una settimana, a snervare anche la famiglia più tollerante.
Cosa fa di così terribile? Adesso ve lo dico.
Il maledugatto deposita ovunque i suoi bisogni solidi. In particolare su: tappeti, asciugamani, maglioni di cachemire, porte dei vicini, sotto il letto, nel tostapane e (a volte) nella sua lettiera (tanto per far vedere che comunque sa dove dovrebbe appartarsi). Per quanto riguarda i bisogni liquidi, i suoi obiettivi principali sono: la tastiera del computer, il televisore, il contattore della luce e qualunque altro apparato che possa avere l’ambizione a cortocircuitare.
Il cibo preferisce consumarlo dopo averlo estratto dalla ciotola e spalmato sul pavimento della cucina, in modo da lasciare quella patina d’unto su cui è tanto facile scivolare fratturandosi il coccige. Se avete ospiti, rutta e fa altri rumori molesti. Si mette continuamente le zampe nel naso (attività questa che, anche anatomicamente parlando, non è certo uno spettacolo piacevole). Puzza più delle scarpe di un maratoneta, e se anche riuscite a lavarlo, dopo cinque minuti ritornerà magicamente a puzzare come prima.
Se ad esempio, invitate a cena il vostro datore di lavoro, il maledugatto troverà sicuramente il tempo per vomitare i pasti degli ultimi due giorni sulla pelliccia di sua moglie. Un gatto ecologista? Forse, ma intanto dovrete riuscire a calmare il capoufficio e relativa signora.
Terribile? Questo non è niente. Per il maledugatto queste sono le scortesie standard. Quello che più lo diverte è personalizzare i suoi scherzi. Avete una rara collezione di francobolli a cui siete affezionati? Lui provvederà a ridurla in minuscole striscioline. Oppure righerà il vostro preziosissimo disco con dedica di James Brown. In questo campo la creatività del maledugatto non ha limiti.

Generalmente, trascorsa una settimana, il gatto è riuscito a portare in casa tanta zizzania che già vi chiedete come infilarlo nel frullatore. Così decidete di liberarvi del quadrupede. Certo non abbandonandolo per strada (in fondo siamo persone civili). Basta trovare un pollo a cui rifilare il gatto bidone. Si riesumano lontani parenti, di cui non si conosce nemmeno l’aspetto. Di solito dopo un paio di tentativi, si riesce a trovare qualcuno abbastanza ingenuo da offrire ospitalità al gatto. Almeno per quella settimana.

Il termogatto

Il fine esistenziale di questi gatti è di riuscire dormire sempre e comunque nei luoghi più caldi della vostra casa.
Come il gatto soprammobile, il termogatto non ha fasi di veglia, se non quei brevi momenti di spostamento da un posto caldo all’altro. In cui, a onor del vero, non è comunque del tutto sveglio.
Tutto ciò senza apparenti limitazioni di temperatura. Infatti, lo potrete trovare che dorme sul calorifero, nel vostro letto, sul tostapane, nella pelliccia di vostra suocera, sul cofano bollente della vostra auto, sul vostro stomaco se vi siete addormentati dopo mangiato, sul forno acceso o (a volte) nel forno acceso, se siete così distratti da lasciarlo aperto.
La cosa più sorprendente è che il termogatto raggiunge temperature da bollito senza dimostrare alcun fastidio e soprattutto rimanendo perfettamente crudo. Cercate di resistere alla tentazione di saggiarne la cottura con uno stuzzicadenti, il termogatto non é molto comprensivo quando lo si considera un animale commestibile.

La cosa più importante è usare la massima cautela se volete spostarlo. Ad esempio, siete stanchi e volete sedervi e leggere quel romanzo così interessante che avete appena comprato. Ma sulla vostra poltrona preferita, quella vicina alla lampada da tavolo dalla luce soffusa, dorme il vostro termogatto. Voi cosa fate? Lo sollevate con disinvoltura per posarlo sul puff lì vicino? Sbagliato.
Quello che voi non sapete è che il micio fino a pochi minuti prima dormiva appoggiato al forno, dove avete cotto per tre ore l’arrosto ripieno. Perciò quando lo prendete tra le braccia, il gatto ha una temperatura esterna di almeno 180/200 gradi centigradi.
Il padrone del termogatto, infatti, si riconosce dalle caratteristiche ustioni alle mani.
Come approcciare il vostro termogatto? Semplice, con delle grandi presine.

Il gatto sirena

Il primo incontro con il gatto sirena avviene di solito in questo modo. La gatta di un vostro amico ha dato alla luce una numerosa cucciolata. Voi, che da tempo accarezzate l’idea di accogliere in casa un simpatico micetto, vi recate subito a casa sua. Lì, preoccupati dalle rigide regole del vostro condominio, che vietano di tenere animali domestici, notate quel gattino, che rimane perfettamente quieto e silenzioso, nonostante la baraonda di miagolii dei suoi fratellini,. Così Lo prendete, lo portate a casa. E solo allora scoprirete d’aver scelto un gatto sirena.
Perché miagola un gatto sirena? per qualsiasi motivo.
Perché ha fame, perché ha appena mangiato, perché sta male, perché sta bene, perché è presto, perché è tardi, perché state in quella stanza, perché state nelle altre, perché state in generale, perché ha sonno e sta andando a dormire, perché avete sonno e state dormendo, perché il vicino esasperato bussa alla parete, perché la TV è accesa, perché è spenta, perché è giorno, perché è notte, perché è chiuso sul balcone, perché invece può andare dove vuole, perché piove, perché c’è il sole, perché vuole un partner, perché l’ha trovato, perché non ha più gli attributi per cercarlo, perché non ha un altro gatto con cui giocare, perché ne ha troppi e che diamine non ha nemmeno un minuto di solitudine.
Insomma se volete un gatto che sia una presenza veramente tangibile nel vostro quotidiano, il gatto sirena lo sarà, giorno e notte.
Ma può un semplice miagolio essere tanto fastidioso? Sì vi assicuro di sì.
Vi stupirete nello scoprire come un essere tanto piccolo possa produrre un suono tanto lacerante. Le tecniche di miagolio adottate dal gatto sirena sono molteplici. C’è il MAO corto, il MEOOOOOOOO lungo in crescendo, il miagolio a raffica, e quello ritmico.
Gli esemplari più sadici poi vi arrivano alle spalle in perfetto silenzio per lanciare uno straziante MEEEOOOOO proprio nel vostro orecchio sano.

Il gatto latitante

Se vi piacciono i gatti autosufficienti, che non danno scocciature, il gatto latitante è fatto per voi.
In genere il padrone di questo gatto si riconosce perché, se gli chiedete informazioni sul suo gatto, lui vi dà risposte vaghe e imbarazzate. Non perché ci sia qualcosa da nascondere. È solo che lui il suo non se lo ricorda molto bene.
Lo ha visto solo una volta durante il tragitto verso casa. Varcata la soglia il gatto si è guardato in giro per un paio di minuti, poi è scomparso.
Superata l’iniziale sorpresa, si comincia a sospettare che sia scappato, e si intraprendono le normali operazioni di ricerca. Si appendono foto segnaletiche ai pali della luce, si va in pellegrinaggio dai propri vicini ad elemosinare informazioni.
Tutti questi tentativi sono inutili, perché il gatto non è mai uscito dalla vostra casa. C’è, ma non si vede.
Potrete notare difatti che la sua ciotola viene svuotata con la stessa regolarità con cui si riempie la cassetta della sabbia.
Dove si nasconde? Come vive? Perché non si fa vedere? Che musica ascolta? Non si sa. Nessuno fino ad oggi è mai riuscito a vedere questo strano e riservato esemplare felino dopo la sua scomparsa. E i pochi dati ed informazioni che lo riguardano sono, per la maggior parte, frutto delle deduzioni degli studiosi e quindi scientificamente inattendibili.
Certo, di per sé, la convivenza con questo genere di gatto non da alcun fastidio. Ma dopo qualche mese, anche le persone meno impressionabili, cominciano a trovare questa presenza invisibile parecchio inquietante.
È proprio in questo momento che bisogna fare attenzione a non cadere nel tranello del “In fondo la casa è piccola, riuscirò a vederlo!” Perché non ci riuscirete. In molti hanno tentato invano, hanno perso il sonno, la ragione e a volte anche il lavoro. L’unica traccia che sono riusciti a trovare è stata qualche pelo felino in fondo a un cassetto.
Mia zia Lina, che ha posseduto un gatto latitante per ben dodici anni, mi confidò che, una sera d’ottobre le era parso di vedere, con la coda dell’occhio, qualcosa di rossiccio sfrecciare attraverso il corridoio di casa.
Sinceramente non so quanto le dichiarazioni della povera zia potessero essere attendibili, dato che aveva la brutta abitudine d’integrare la sua dieta quotidiana con circa mezzo litro di grappa alle pere, e dopo cena aveva in corpo tanto alcool, che bastava alitasse sui sanitari del bagno, per sterilizzarli.

Come sapere se il vostro ormai vecchio gatto latitante è ancora vivo?
Se tutto ad un tratto la cassetta della sabbia rimane pulita e il cibo comincia ad accumularsi nella scodella, significa che il vostro gatto è morto. A volte, parecchi anni dopo la sua presunta dipartita, viene ritrovata, in fondo ad un armadio o dentro un vecchio giaccone, la sua salma essiccata. Ma se il vostro gatto latitante è veramente preparato, non ritroverete mai nemmeno il suo corpo.

Il gatto iperaffettivo

Normalmente tra gatto e padrone c’è un tacito ma reciproco accordo di ragionevole scambio di affetto.
Se il padrone/a vuole carezzare il gatto. Questo lascia fare per qualche minuto. Poi quando ne ha abbastanza, comincia a dare segni d’impazienza e come ultima risorsa se ne va.
Se invece il gatto vuole essere coccolato, va dal padrone/a a reclamare carezze e una volta ricevuta una porzione soddisfacente di affettività torna alla sua occupazione principale (che di solito è dormire).
Se invece non ha ricevuto abbastanza carezze, si lamenta per qualche minuto, poi va a cercarle da qualche altro componente della famiglia o da un vicino oppure si rassegna ad aspettare e riprovarci più tardi.
Questa è in linea di massima la meccanica di rapporto affettivo tra gatto e coinquilini.
Di certo questa ragionevole linea di condotta non deve essere stata spiegata al gatto iperaffettivo.
Questo tipo di felino ha una sorta di buco nero nel cuore e non è mai sazio d’affetto.

Tanto per cominciare, quando fa le fusa è oscenamente rumoroso, e non smette mai di farle, neppure quando dorme. Questo è quel genere di inconveniente che durante le attività diurne non pesa molto. Ma quando scende la sera e le vostre membra reclamano riposo, diventa più difficile coabitare con questa specie di peloso generatore di fusa, soprattutto se avete il sonno leggero.
In genere quando è il ticchettio di una sveglia rumorosa a disturbare il sonno, si può sempre lanciarla dalla finestra, Con il gatto questa è una politica che sconsiglio, soprattuto se abitate a piani alti (il gatto o la sua struttura ossea potrebbero non gradire).

Il problema reale con il gatto iperaffettivo, non sono tanto le fusa perenni. Bensì la sua continua invadenza affettiva. Per questo felino le attenzioni non sono mai abbastanza. Se camminate per casa, il gatto vi farà cadere di continuo strofinandosi contro le gambe. Se vi sedete, il gatto si fionderà su di voi strofinando il muso contro qualsiasi vostra superficie raggiungibile, si arrampicherà sulla vostra schiena. Per richiamare l’attenzione, si stenderà davanti a voi sulla tastiera, facendovi perdere almeno otto pagine della vostra relazione di lavoro, si rotolerà sul vostro acquarello ancora bagnato, oppure si tufferà sulla crostata di frutta che stavate preparando.
Il felino iperaffettuoso è metodico e implacabile nella sua ricerca di appagamento affettivo. In genere la famiglia che adotta uno di questi gatti, per le prima ventiquattro ore lo trova adorabile e commovente. Dopo una settimana simpatico e quasi ridicolo. Dopo un mese lo vorrebbe gettare nel tritarifiuti.

Come neutralizzare il gatto iperaffettuoso? Esistono 2 modi.
Il primo consiste nell’affiancategli un secondo gatto iperaffettuoso. Se faranno amicizia,  potranno compensare a vicenda le proprie carenze d’affetto. Capita però che i due gatti non si sopportino e così vi ritrovereste con due gatti iperaffettuosi da cui difendervi.
Il secondo modo è più drastico ed efficace. Consiste nel far ascoltare al vostro gatto la discografia completa di Michael Bubblé. Questa terapia va somministrata tutti i giorni per una settimana.
Al termine del trattamento il vostro gatto, potrebbe rimanere leggermente scioccato per qualche giorno. Ma una volta ripreso dai postumi della terapia, sarà un gatto diverso, molto meno insistente e melenso.

Questa terapia è efficace, ma ha due difetti.
Primo, è una pratica che potrebbe essere considerata come una forma di violenza psicologica. Quindi evitate di vantarvene alla prima riunione dell’associazione locale per la protezione degli animali.
Secondo, fate attenzione a non fischiettare mai “You’ll Never Find Another Love Like Mine” in presenza del gatto. Potrebbe avere una reazione isterica particolarmente violenta.

Il gatto atletico

Si dice che i gatti siano di norma animali tranquilli e pigri. Se così dev’essere, nessuno si è preso la briga di avvisare il gatto atletico.

Questo gatto infatti è convinto che la vostra casa, il giardino, ed il resto del mondo in generale siano una specie di palestra multifunzionale di cui solo lui è socio.
Quando è calmo, il gatto atletico si limita a roteare per il soggiorno, saltando in velocità da una poltrona all’altra. Il resto della sua vita la trascorre portando caos e distruzione ovunque vada.
In una manciata di minuti è capace di irrompere nel vostro frigo e in tutti i pensili della cucina, raggiungere le sommità di tutti i vostri armadi (rovesciando scatole, deodoranti per ambienti e badilate di polvere), devastare il rivestimento di divani, poltrone e sedie, farsi le unghie sulla vostra costosa scrivania d’antiquariato, polverizzare vasellame, piatti, quadri e qualunque cosa possa sembrare anche solo lontanamente frangibile, saltare da un veicolo in movimento all’altro e aggredire i figli dei vicini.

Definirlo ipercinetico è decisamente eufemistico. Ad una prima occhiata potrà sembrare che il gatto atletico faccia un uso smodato di stimolanti ed eccitanti. Ma a una più attenta osservazione dovrete concludere che invece è semplicemente pazzo.
Dorme meno di un’ora al giorno e sempre mentre voi non ci siete. Il resto del giorno e della notte la passa devastando la vostra casa e l’ambiente circostante. Per lui qualsiasi movimento, anche il più semplice, va compiuto con il massimo dispendio d’energia e con una frenesia maggiore di quella di un gruppo di casalinghe il giorno dei saldi.

Come si ferma il gatto atletico? Non si ferma. A meno che non abbiate una buona scorta di dardi sedativi ed una buona mira.
Volete cambiare arredamento di casa, ma quello che avete non è abbastanza sciupato e vissuto da giustificare la spesa? Oppure, volete vendicarvi di qualcuno? regalatevi o regalategli un gatto atletico.

Il farmagatto

Non fatevi ingannare dal suo nome. Il farmagatto non è  il gatto che potreste trovare in farmacia, bensì il felino che costringe il suo padrone ad una settimanale frequentazione di farmacie e studi veterinari. Frequentazione che spesso vi permette di contribuire indirettamente all’acquisto della villetta al mare del veterinario o al mantenimento agli studi dei figli del farmacista.
Come si prende il farmagatto? Semplice, lo si sceglie.

Le tipiche vittime di questo gatto sono tutte quelle persone che vogliono un gatto invece di un cane, proprio perché non necessita di molte attenzioni, e al momento della scelta del micio pronunciano la fatidica frase: “L’importante è che sia sano.” È proprio in quel momento che si attiva il farmagatto.
Difatti, se è la sanità che cercate, non potrete non notare quel gatto sveglio, ben nutrito, dal pelo sano e lucido. Questo infatti è il (breve) stadio sano del farmagatto. Dura solo qualche settimana, poi il farmagatto ritrova la sua ottimale forma fisica, anzi più precisamente la sua non-forma.
Questo gatto ha solitamente solo poco pelo, nei posti sbagliati e di un colore indefinibile. Lo sguardo malaticcio, accompagnato da un miagolio di sofferenza fievole ma fastidioso. Un solo orecchio, perché l’altro se l’è preso l’alano del vicino. Una zampa rotta in più punti che si è saldata talmente male da farlo zoppicare in modo così accentuato che nessuno può guardarlo senza pensare a quanto fosse caritatevole l’abbattimento dei cavalli azzoppati.
Per non parlare della sua capacità di attrarre le disgrazie. Il farmagatto riesce sempre a farsi calpestare da chiunque cammini nella vostra casa, anche dal visitatore più attento.

Sulla strada davanti alla vostra casa transitano raramente veicoli pesanti? Potete essere sicuri che quelle poche volte il vostro farmagatto saprà farsi sorprendere mentre attraversa. “Beh, perlomeno ha finito di soffrire.” direte voi. No, perché, inspiegabilmente, riesce sempre a sopravvivere al confronto col battistrada.

Per quanto riguarda le malattie, le pulci sono un accessorio di serie, visto che non si riesce a debellarle. Funghi, una polmonite cronica, disfunzioni intestinali dalle prevedibili conseguenze… Il vostro farmagatto diverrà presto una specie di manuale ambulante di patologia veterinaria.
Vi lascio immaginare tutto il tempo ed il denaro che il farmagatto vi obbligherà a spendere nel tentativo d’arginare il suo crollo fisico.
Diventerete (vostro malgrado) amici di famiglia del veterinario, parecchie amicizie e matrimoni con veterinari e farmacisti sono frutto dell’opera paziente del farmagatto.

L’unica consolazione che vi rimarrà è la certezza che comunque una bestia malridotta come quella non potrà certo morire di vecchiaia. Purtroppo per voi, il farmagatto è in assoluto il gatto più longevo della sua specie.

Il gatto capofamiglia

Siete delle persone dal carattere mite ed obbediente? Allora guardatevi dai gatti capofamiglia.
So che può sembrare incredibile, ma ho visto intere famiglie vivere per anni ostaggi del proprio gatto.
Il gatto capofamiglia è dispotico, violento, autoritario e collerico. Insomma, ha un vero caratteraccio.

La casa di questo gatto si riconosce dalla palpabile atmosfera di terrore che si respira e soprattutto dal fatto che, quando trasmettono un bel film alla TV, il gatto dorme disteso sul divano mentre il resto della famiglia sta accovacciata sul tappeto.

Di solito il gatto capofamiglia ha una corporatura da operaio portuale, il volto è attraversato da numerose cicatrici, frutto di un’infanzia di borgata.
In quel ring, che è stato il cortile in cui è cresciuto, ha perso anche un occhio. Povera bestia, diranno i lettori più sensibili. Ma basterà vedere lo sguardo cupo e minaccioso dell’occhio sano, per chiedersi se, visto che c’era, non poteva perdere anche quello.
Purtroppo è proprio quest’aria da vittima della società e del destino a muovere la coscienza della sventurata famiglia che se lo porta a casa.

Il processo di conquista del nido familiare è veloce ma non privo di spargimento di sangue. I primi a cadere, sono gli altri animali domestici. Pesci rossi, canarini, cani, cavie, otarie e persino altri gatti. Per il gatto capofamiglia qualunque cosa si muova può rientrare nella sua dieta. Perciò non tarda a dar loro un nuovo posto nel grande ciclo biologico della vita.

In genere a questo punto anche la famiglia più remissiva si ferma e dice “Un momento, chiariamo subito chi è che comanda qui!” Il gatto non può non essere d’accordo. Infatti gli bastano pochi e cruenti scontri fisici per prendere il controllo della casa.
Da quel momento nella famiglia si instaura una dittatura di stampo sudamericano. Il gatto decide a che ora ci si deve svegliare la mattina, cosa e quando mangerà, se il fidanzamento di vostra figlia va incoraggiato o no, dove potete sedervi, chi potete frequentare…..

Come liberarsi di un gatto capofamiglia? Aspettate che si addormenti e provate a telefonare ai carabinieri, a volte vi prendono sul serio e vi mandano una squadra di teste di cuoio. Il gatto reagisce e scatena un conflitto a fuoco di cui, di solito, rimane vittima. Questo è uno dei sistemi più radicali, ma anche il più pericoloso. Perché non è facile rimanere nascosti dietro il divano mentre intorno a voi sibilano i proiettili. Un altro sistema per allontanare questo sgradito ospite, è quello di invitare a cena il vostro vicino, dicendogli di portare i suoi cinque dobermann. Dopo qualche minuto si scatena una furibonda rissa che, in genere, riesce a ridimensionare le ambizioni autoritarie del gatto ed anche la sua morfologia.